Sonic Youth – Smart Bar, Chicago 1985 (Goofin’, 2012)

1000x1000Le versioni di Brave Men Run (In My Family), Death Valley ’69, Brother James, Kill Yr Idols, Flower, Burning Spear e Expressway To Yr Skull contenute qua dentro sono tra le più ispirate e infuocate che vi capiterà di ascoltare.

Smart Bar, Chicago 1985 – registrato l’11 agosto di quell’anno, finito sei anni più tardi sul bootleg non ufficiale Anarchy On St. Mary’s Place e finalmente “ufficializzato” nel 2012 con questa uscita – è un grande album live, senza dubbio il migliore tra quelli pubblicati dalla Gioventù Sonica (tutti di qualità piuttosto bassa, a onor del vero). La performance del quartetto è estatica, rumorosa, rabbiosa, trascinante. Sono i Sonic Youth a pochi passi dal loro massimo splendore, colti nel periodo in cui stavano passando dall’estremismo no-wave, sperimentale e noise dei primi dischi al noise/indie rock più compiuto degli album della seconda metà del decennio: Evol (SST/Blast First, 1986), Sister (SST/Blast First, 1987) e Daydream Nation (Enigma/Blast First, 1988). Dietro alle pelli, entrato in organico da pochi mesi e appena dieci concerti, c’è Steve Shelley, batterista formidabile che contribuirà non poco (e che qui si fa ben sentire) negli anni a venire a dare fuoco e sostanza alle scorribande sonore di Lee, Thurston e Kim.

La setlist è costruita in gran parte sui pezzi di Bad Moon Rising (Homestead/Blast First, 1985) e su quelli dei predecessori Confusion Is Sex (Neutral, 1983), Kill Yr Idols EP (Zensor, 1983) e Sonic Youth (Neutral, 1982), gli album più sperimentali ed estremi della discografia della band (e, insieme a quelli dei compagni di viaggio Big Black, Butthole Surfers e Swans, di tutti gli anni ’80). Fanno poi la loro apparizione tre pezzi allora inediti: Expressway To Yr Skull e Secret Girls, che finiranno su Evol, e lo strumentale Kat ‘n’ Hat, mai inciso in studio.

sonic_youth_04_1362401222_crop_550x369Tutto, quasi tutto, è estremamente oscuro e minaccioso, davvero poco amichevole. Clangori industriali e rumorismi fanno da cornice e pista di decollo per un violento espressionismo noise: le chitarre dialogano e si scontrano facendo presagire il collasso, Kim e Thurston sputano fuori rabbia, frustrazione e corde vocali (se volete capire cosa intendo ascoltatevi la doppietta Brother James e Kill Yr Idols) e Steve si avventa sulla batteria tentando di mantenere tutto in piedi. Si intrasentono però i segni di uno sviluppo in senso più “rock”, non solo nelle due tracce inedite, ma anche, per esempio, nel modo in cui viene riproposto un classico come Death Valley ’69.

Le registrazioni del concerto provengono da due diverse fonti: una cassetta registrata da qualcuno nel pubblico (i primi due minuti) e un nastro inciso su un registratore a quattro tracce (tutto il resto). Se è l’alta fedeltà che andate cercando, quindi, non è certo questo il disco che fa per voi (e forse – dico forse – avete anche sbagliato blog). In caso contrario fareste bene a procurarvelo, perché è di doppio valore: come documento storico e in quanto disco della madonna.

PS: Smart Bar, Chicago 1985 è uscito il 13 novembre del 2012. Non è stato ristampato quest’anno – è inutile che cercate – e non c’è nessun altro motivo contingente che giustifichi la pubblicazione di questa recensione ora. Però si tratta di un gran disco, e quindi valeva la pena spenderci qualche riga.

PS2: per chi volesse approfondire concerto e contesto consiglio vivamente Redefining Dissonance: Sonic Youth Live At The Smart Bar Chicago 1985 di Daniel Dylan Wray, apparso su The Quietus a commento dell’uscita dell’album.

Tracklist:
1. Hallowe’en
2. Death Valley ’69
3. Intro/Brave Men Run (In My Family)
4. I Love Her All The Time
5. Ghost Bitch
6. I’m Insane
7. Kat ‘n’ Hat
8. Brother James
9. Kill Yr Idols
10. Secret Girl
11. Flower
12. The Burning Spear
13. Expressway To Yr Skull
14. Making The Nature Scene

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