Il meglio del 2016 – EP e singoli + live album

Ne ho letti e scritti fin troppi, di pipponi sulle classifiche di fine anno, quindi quest’anno (e così a seguire) ve lo risparmio. Alla fine, il tutto potrebbe essere così riassunto: a me piacciono, quindi le faccio. Statece.

Se avete tenuto le orecchie ben aperte, vi sarete accorti che il 2016 – così come gli anni che l’anno immediatamente preceduto del resto – è stato un buon anno per la musica popolare (a parte i morti ovviamente, ma quelli ci sono ogni anno e sono certo che avete notato). E anche per il rock’n’roll, checché se ne dica giù nelle fogne della critica mainstream o indie™. Meglio precisare.

Qui sotto (e soprattutto nel post dedicato agli album, che seguirà di qualche giorno), se vorrete ascoltare, c’è la mia umile testimonianza a corredo della tesi esposta sopra. Si inizia con le liste in ordine alfabetico di EP/singoli e live album. Vamos!


EP e singoli

At the Drive-In – Governed by Contagions: gli At the Drive-In tornano come fossero caricati a pallettoni, con un pezzo che suona tanto autentico e viscerale da far dimenticare, per un attimo, tutta l’acqua e la merda passata sotto i ponti da Relationship of Command. Da ascoltare in loop aspettando il disco(ne).

 

Dag Nasty – Cold Heart/Wanting Nothing (Dischord): forse è solo fottuta nostalgia dei miei anni ’90, ma il fatto è che questo inatteso e fugace ritorno dei Dag Nasty mi ha scaldato il cuore come poche cose quest’anno. Gli ingredienti del loro hardcore melodico sono tutti al posto giusto, la carica c’è, metteteci un po’ di fiducia e un pizzico di cuore e sarete ben ripagati.

 

Ex-Cult – Summer of Fear (Famous Class): il singolo che ha anticipato di qualche mese il nuovo LP ci ha riportato gli Ex-Cult in splendida forma, con due pezzoni di un (sempre più) grasso e spigoloso garage-(post)punk per palati di amianto. La title-track è il perfetto anti-tormentone dell’estate (di qualsiasi estate).

 

Flasher – Flasher EP (Sister Polygon): il migliore post-punk del 2016 lo trovate tra i solchi di questo dischetto: tra echi di Wipers, Wire, Mission of Burma e tutta la crema della crema della crema, c’è di che leccarsi i baffi. Attendendo conferme…

 

Metz & Swami John Reis – Let It Rust / Caught Up (Swami): i Metz non ne sbagliano una. Qui, in coppia con John Reis (Drive Like Jehu), gli danno forte che è una bellezza e ci regalano due pezzi fulminanti e rumorosamente antemici. Favolosi. [ps: meno bello ma comunque bello anche l’altro split di quest’anno, quello coi succitati Burma. Cercatelo.]

 

Paul Jacobs – Waiting for the Grave (Solid Sex Lovie Doll): garage punk sguaiato e senza compromessi, ché a volte ci vuole qualcuno che te lo sbatta in faccia così, senza farti dire manco a.

 

Sheer Mag – III (Static Shock / Wilsuns RC): terzo asso e la partita è stravinta. A volte basta poco, ma fatto bene, con passione. Il piatto è lo stesso degli altri due EP: power pop denso e rumoroso, ricoperto di smielate melodie dal retrogusto acido. Quattro pezzi-quattro inni e quattordici minuti di beato pop in rivolta.

 


Live album

Feral Ohms – Live in San Francisco (Castle Face): dopo una manciata i singoli, i Feral Ohms di Ethan Miller decidono di esordire con un live, alla maniera dei mostri sacri MC5. E non è un caso. È proprio su quelle strade, infatti, che i Nostri corrono come indemoniati, incorporando lungo il tragitto elementi di hard-rock, punk e noise-psych à-la High Rise. Quello che ne esce è un rock’n’roll feroce e spaccaossa, diciotto minuti di pura energia per un esordio che suona un po’ come una dichiarazione di guerra. [NB: quello qua sotto è il loro primo singolo, di qualche anno fa, del live non ho trovato tracce strimmabili]

 

Radio Moscow – Live! in California (Alive): puoi dire tutto il bene o il male che vuoi dei Radio Moscow, ma devi prima averli visti dal vivo. Devi aver visto all’opera il miglior chitarrista rock in circolazione e quella sezione ritmica così schiacciasassi, allora sì che puoi parlare. Questo non è uno di quei live album che passerà alla storia, ma è un disco che ben condensa l’elettricità, l’acidità e l’attitudine da jam band dei Radio Moscow – quindi, by default, un gran disco.

 

Thee Oh Sees – Live in San Francisco (Castle Face): secondo live album della vita poco più che decennale ma carica di uscite dei Thee Oh Sees. Registrato nel luglio 2015 durante il tour di Mutilator Defeated at Last, ci ricorda quante adrenalina, sudore e lisergia possono scorrere a un concerto dei nostri californiani preferiti. La set-list si poggia su un bell’album (secondo me il migliore di questi due-tre anni) e per il resto è ben architettata per far saltare e flippare il pubblico. L’energia è esagerata. Che altro diavolaccio volete?

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One thought on “Il meglio del 2016 – EP e singoli + live album

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