Dirty Fences – First EP plus Two Xtra Songs (Dirty Water, 2017)

9. coverI Dirty Fences si formano a Boston nel 2009 dall’incontro fortuito di quattro anime dannate con il chiodo fisso per certo rock’n’roll sporco e veloce (Mötley Crüe, Kiss, Ramones e Dictators, affermano loro).

Il risultato di questa collisione è un garage punk’n’roll dalle leggere tinte glam, che spesso e volentieri prende le forme di un pop-punk grezzo e ubriaco che deve molto alla lezione dei più famosi fratellini newyorkesi (senza però suonare come una loro brutta copia carbone). Tutto questo lo trovate ben condensato nel loro secondo album, Full Tramp (Slovenly, 2015), da recuperare e mettere nell’elenco delle cose più divertenti uscite in questa decade.

Quello che di cui si parla in codesto articolino, invece, non è nient’altro che il loro primo EP (uscito nel 2012 per Volcom Entertainment), riedito da Dirty Water con l’aggiunta di due nuove tracce provenienti da sessioni di registrazione successive alla fine del tour di supporto di Full Tramp.  Per forza di cose, quindi, non c’è omogeneità tra i brani dell’esordio e i nuovi, di quattro anni più tardi, e il disco parrebbe interessare in prospettiva storica, per chi voglia farsi un’idea dell’evoluzione artistica della band. Dico “parrebbe” non a caso, perché i pezzi che lo compongono sono talmente freschi e divertenti che ogni altra considerazione finisce per andare bellamente a farsi fottere già al secondo giro di vinile.

Per quanto riguarda l’EP originale, il suono si concentra sull’asse Dictators/Ramones, con qualche scivolone dalle parti dei Motorhead più spudoratamente rock’n’roll. Passerei l’evidenziatore sulle trascinanti Keep Your Kitten Inside e 1000, che hanno le fattezze di storici inni punk da cantare in coro, East Gun Hill, un pop-punk’n’roll da manuale che avrebbe fatto impazzire Lemmy e potrebbe insegnare qualcosa al CJ post-Ramones, e infine Sid, la vera chicca, un glam-rock’n’roll spinto da un propulsivo riffare ramonesiano che manda in tilt il cervello.

I due pezzi nuovi (2×2 e Sell Your Truth) accentuano le movenze power-pop, poggiando il piede sul freno e “accarezzando” il dolce incedere con del buon vetriolo garage-punk. Dei Ramones rimangono il one-two-three-four e l’amore per le melodie surf; il suono è più ruvido e meno compresso e la scrittura più personale. Le canzoni, infine, ne escono fuori come pezzi grezzi e insolenti di un colorato mosaico 60s (pop)punk, appiccicose come la marmellata sulla fetta imburrata che cade sul pavimento dalla parte sbagliata (fottuto Murphy!). E questo, come capirete da soli, è un cazzo di buon segno. (8)

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