Il meglio del 2015 – EP e singoli

5c330db7b54b06cf395e9e4f180c3720Adoro le playlist di fine anno. È da veri sfigati, lo so, e “il manuale del buon critico musicale” impone di odiarle. Io invece credo che abbiano il loro bel perché. Anzi, credo che ne abbiano due.

Il primo è che impongono a chi scrive di musica di fare una selezione tra i dischi ascoltati e di dare risalto a quelli che – a suo giudizio (sindacabile) – rappresentano “lo stato dell’arte” in quel dato anno, e che immagina debbano rimanere nella memoria dei posteri e fare “storia della musica”.

Che, evidentemente, altro non è che uno dei modi – di certo non il più profondo e analitico, a voler sindacare – di esercitare la critica.

Il secondo perché, forse più importante del primo ancorché assai banale, è che le playlist contengono musica, e certe playlist (esempio_1, esempio_2) contengono buona musica e chicche insospettabili, e di buona musica (così come di chicche insospettabili) ce n’è sempre un gran bisogno.

E comunque, in fin dei conti, il dibattito classifiche SÌ/classifiche NO è uno dei più sterili e fracassamaroni degli ultimi due millenni, quindi

STOP.

jay reatard - singles_ritagliataQuest’anno ho deciso di riespandere la lista dei LP, che l’anno scorso era scesa da 50 a 20 posizioni; di espanderla, molto semplicemente, a tutti gli album che credo valga la pena segnalare, raggruppati un po’ come diavolo mi pare e piace: nessuna classifica coi numerini, dunque, né tantomeno una lista in ordine alfabetico, ma un numero X di dischi suddivisi in 4 gruppi: “il disco dell’anno” (in solitaria), “gli eccelsi”, “i disconi” e “i dischi amici”.

A corredo di questo listone, le liste più striminzite: EP e singoli, live album e qualche sfizioso divertissement buttato giù al momento, senza pensarci troppo su, senza alcun esercizio critico e senza editing.

Partiamo con EP e singoli, la lista più striminzita di tutte, quella che più risente del caos che da sempre insidia, per il sottoscritto, l’ascolto della musica online. Di solito va più o meno così: ascolto un brano, un singolo o un EP su qualche servizio di streaming, dimentico di tenerne traccia e così, veloce come un’inculata, finisce tutto (o quasi) nel cestino della memoria. Alla fine dell’anno resta poco, a galla: quello che ho acquistato e una manciata di cosine che ho amato tanto, dunque tracciato (i.e. salvato i link in uno stupido file word) e perciò “strimmato” costantemente. Questo è quanto:

797ce714-42f8-4c8a-b106-766441295a32Movie Star Junkies – Your Pretty Fangs (Wild Honey): di sole tre tracce (di cui una cover, la bellissima Plain Gold Ring di Nina Simone, e una nuova versione di un vecchio pezzo, Baltimore) è composto il nuovo EP dei MSJ, ma tante bastano a far vibrare casse e cuore e a far digrignare i denti. Qui sotto l’inedito, un feroce attacco blues-punk da manuale. Il “prodotto” è bellissimo e si acquista qui.

Ex140-500-500x500

The Ex & Fendika – Lale Guma/Addis Hum (Ex): gli Ex e i Fendika (una band acustica etiope) suonano insieme dal vivo, in Europa e in Etiopia, da ben sei anni. La collaborazione in studio era quindi lo sbocco naturale di questa attività live e non poteva che venirne fuori una cosa bellissima. In ascolto qua sotto Addis Hum, il lato B del singolo, rifacimento post-punk di Gue, brano tradizionale della popolazione etiope dei Gurage.

Meat Wave – Brother (Brace Yourself): è un post-hardcore urgente, rumoroso, obliquo e incazzato (tanto nella musica quanto nei testi), quello che scorre come un fiume in piena nei solchi di Brother. Mettici una certa inclinazione per la melodia epica, una manciata di riff irresistibili (Sham King), una gran voce, un tiro micidiale, un pezzone che puzza di grunge-noise (Sunlight), una bella cover di Mystery dei Wipers, una produzione egregia ed ecco che tutto torna. E spacca.

woolen men - options EP

The Woolen Men – Options EP (autoprodotto): A tre mesi dall’uscita del bellissimo Temporary Monument, gli Woolen Men tornano a battere il ferro autoproducendosi questa bella cassettina EP (edizione limitata a 200 pezzi). Sei canzoni post-punk e art-pop scarne e melodiche, rese piacevolmente grezze dalla registrazione in bassa fedeltà. Non siamo ai livelli del glorioso precedente, ma neppure lontani anni luce, il tutto è decisamente piacevole (Paladin/Return è un gioiellino) e fa buona compagnia.

Sultan Bathery – Right On EP (Slovenly, 2015) | #iyezine

SULTAN BATHERY -Right On- EP - Cover_modDopo averci lisciato il pelo col bell’album omonimo dell’anno scorso, i Sultan Bathery tornano sul piatto con un bel 7 pollici in edizione limitata (333 copie in vinile nero, 333 in vinile rosso) pubblicato dall’inseparabile Slovenly Recordings.

Leggi l’intera recensione su In Your Eyes

King Khan feat. Ian Svenonius – Hurtin’ Class 7″ (Khannibalism, 2015)

Altro post mordi e fuggi, giusto per dedicare qualche ascolto e due parole al nuovo sette pollici del Re Khan, Hurtin’ Class, che uscirà ufficialmente il prossimo 26 ottobre sulla sua nuovissima label, Khannibalism. Si tratta di un singolino un po’ particolare e piuttosto importante, che contiene il solo pezzo omonimo (in due versioni, una con voci e una strumentale) scritto da Sua Maestà per la colonna sonora del film “The Invaders” e cantato in coppia con Ian Svenonius (il resto lo fa il Re e alla batteria accompagna Max Weissenfeldt).

Un pezzo che sa di dub, psichedelia, funk, soul e rock’n’roll. Non un pezzo classico del catalogo del Re, ma neanche un pesce fuor d’acqua. Un pezzone, senza dubbio alcuno.

Piuttosto importante, dicevo, ma perché? Ecco:

  1. “The Invaders” è un film-documentario diretto da Prichard Thomas Smith che ripercorre la storia dell’omonimo black power group di Memphis, sul quale non mi soffermo per ovvie ragioni ma del quale potete trovare notizie qui, qui e qui.
  2. Ian Svenonius è Ian Svenonius e basta, frontman di band seminali quali Nation of Ulysses e The Make-Up e di altre meno influenti ma comunque decisamente piacevoli quali Weird War e Chain & The Gang. Max Weissenfeldt è stato batterista, vibrafonista e pianista per una lunga serie di band, tra le quali occorre nominare gli Heliocentrics.
  3. Il sette pollici è stato mixato e masterizzato al mixer appartenuto a un certo King Tubby (altro Re, questa volta del dub) da Nene Baratto, bassista dei nostri Movie Star Junkies e affermato produttore discografico.

Credo che basti, no?.