Il 2017 dei Pile

Avrei voluto scrivere dei Pile qualche mese fa, quando è uscito (su Exploding in Sound) A Hairshirt of Purpose, ma poi la cosa è scivolata via e sono finiti a far minuti – i cinque della splendida Leaning on a Wheel, una delle canzoni più belle del 2017 – nella cassettina The Wheel.

Ci ritorno su per sfinimento, per lasciar la giornata con qualcosa di buono nelle orecchie dopo ore passate alla ricerca di eccitanti musichette e avendo trovato, al loro posto, solo polvere e povere note in putrefazione. Ci ritorno su dopo mesi e suona ancora bene, questo loro sesto, forse non ai livelli di altri che l’hanno preceduto (penso al più entropico Dripping, per esempio), ma è almeno tanto grande da far sfigurare un bel po’ di cose che si sentono in giro.

A Hairshirt of Purpose è fatto di momenti intimi e rilassati con furor di arpeggi (Worms) e piano (Milkshake, Making Eyes), affiancati senza remore a scatti di rabbia posthardcore che chiudono la vena (Hissing for Peace, Texas); è indie rock con DNA americana (Dogs) che ama le finiture e le praterie del post rock e sa pure mescolare tutto questo e dargli un senso (Slippery e Fingers). Canzoni dalla struttura mai banale, suonate davvero come cristo comanda, la voce di Rick Maguire che col tempo è diventata espressiva e versatile come poche altre (e che nei momenti più calmi ricorda quella di Micah P. Hinson, solo meno bassa), una predisposizione alla sperimentazione delle forme e all’emotività sono tutti ingredienti che, quando ben shakerati, fanno scintille.

Frugando nella loro pagina facebook scopro che la Third Man li ha ospitati per un live ad aprile e ne ha tirato fuori un LP, il classico Live at Third Man Records, uscito lo scorso 24 novembre. Un paio di ascolti su spotify e l’amore si rinnova. Il suono è un filo più garage e aggressivo che in studio e, a parte qualche momento troppo sgraziato e stanco, la cosa dona realismo e plasticità alla musica dei Pile e fa venire voglia di vederli dal vivo.

Voglia che si alimenta dopo una breve visita al loro bandcamp, dove scovo un altro live (Audiotree Live) uscito a fine maggio, che suona anche meglio del più famoso concorrente blu e allora è apoteosi, non li tocco più, le casse sono loro.

Scopro pure, tra le altre cose, che i Nostri sono in tour coi Converge e a parte un’esplosione di «che diavolo c’azzeccano» provo grossa invidia per chi potrà godersi l’evento.

Nell’attesa che qualcuno inizi a cagarseli di qua dall’Atlantico, e che qualche benemerita etichetta si prenda cura di ristampare il resto del catalogo, ormai quasi introvabile nel vecchio continente, vi propongo di iniziare a farveli amici con qualche bel pezzo. E allora, nell’ordine, Leaning on a Wheel (qui il testo), il bel videoclip che la loro amica Amélie Raoul ha realizzato per Dogs e l’Audiotree Live di cui sopra. Buon ascolto.

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The Wheel, la cassettina | #cassettine #loudnotes

Ed ecco una nuova cassettina di musica fresca fresca per palati d’amianto. Meno ruvida dell’EP Rasoio, per carità, ma sempre col motore su di giri.

Banalmente, s’intitola The Wheel perché c’erano ben tre canzoni con questa parola nel titolo.

Si parte con due pezzoni (Beyond the Wheel e Flower) tratti dal disco dell’anno: la riedizione su Sub Pop di Ultramega OK, l’LP d’esordio dei Soundgarden uscito in origine nel 1988 per la SST, rivestito per l’occasione dei panni più caldi, spessi e ruvidi del nuovo mix di sua maestà “Il Grunge”, Jack Endino (a correggere il vecchio mix che aveva un po’ scolorito e inibito la potenza delle canzoni). Sì va be’, non è proprio musica nuova, ma al cuor non si comanda e comunque ecco, ascoltatelo e ditemi se non vi sembra nuovo.

Per il resto, The Wheel contiene solo musica uscita per la prima volta quest’anno, ovvero: il singolo apripista di Why Love Now, quinto scostumato e corrosivo album dei Pissed Jeans, prodotto da Lydia Lunch (per chi non avesse ancora carpito il sarcasmo dei Nostri e si stesse chiedendo cosa diavolo c’entra Lunch con questi quattro cazzoni, consiglio questo articolo); Stick in the Wheel, secondo pezzo tratto dall’incazzatissimo noise album degli GNOD, in uscita a fine mese su Rocket Recordings; Ground Control, il gradito ritorno, dopo ben diciassette anni, dei Boss Hog di Cristina Martinez e Jon Spencer. Poco più giù c’è Leaning on a Wheel, un bellissimo pezzo tratto da A Hairshirt of Purpose, sesto album dei Pile (il segreto meglio custodito dell’indie rock di estrazione post-hardcore), in uscita pure lui a fine mese, ma su Exploding In Sound; a chiudere la zona well-known o quasi c’è Dr. Feelgood Falls Off the Ocean, l’ennesimo singolo grezzo e appiccicoso che apre l’ennesimo album (August By Cake, un disco doppio contenente ben 32 pezzi…) dei Guided By Voices, il centesimo disco sul quale ha messo le mani sir Robert Pollard.

Chiudono la cassetttina due perfetti sconosciuti (almeno per il sottoscritto): i Mountain Movers, che mi si presentano con Angels Don’t Worry, una deliziosa jam pop psichedelica dal retrogusto noise. Il loro (quarto?) album omonimo uscirà il 5 maggio per i tipi della Trouble In Mind. E infine quella che a me è sembrata LA vera chicca: loro sono i Dead Sea Apes e questa Tentacles (The Machine Rolls On) è una strana creatura dub psichedelica che mette l’acquolina in bocca. Sixth Side of the Pentagon, loro ottava fatica (!), uscirà il 3 aprile per Cardinal Fuzz.

E qui la chiudo io. Buon ascolto.