Piatto pesante #1

All Them Witches – Sleeping Through the War (New West): se il precedente era un’opera heavy-folk (si dice? no? sticazzi) caliginosa, oscura e prevalentemente strumentale, questo nuovo lavoro è caldo, heavy, vocale e colorato. È caldo come il blues e il sud degli Stati Uniti, ispirazione prepotente delle otto tracce che lo compongono, e lisergico come un fottuto viaggio heavy lisergico. Ed è la cosa più bella uscita dalla penna e dagli strumenti del quartetto di Nashville.

 

Arbouretum – Song of the Rose (Thrill Jockey): gli Arbouretum fanno quello che tutti si aspettano da loro, ma lo fanno bene. E quindi vale ancora la pena di perdersi, la sera, cullati da queste dolci e rocciose ballate folk rock che profumano di psichedelia (Absolution Song vince su tutte). Che se invece di uscire in primavera fosse uscito in pieno inverno, avrei potuto anche farmici seriamente del male.

 

Colour Haze – In Her Garden (Elektrohasch): i Colour Haze non ce la fanno proprio a non evolversi almeno un po’ (e pare che abbiano anche grossi problemi a fare un disco brutto). Ed ecco, allora, che ti tirano fuori un album che funkeggia a ritmi spinti su tappeti heavy-psych un po’ pazzoidi, virati jazz; per niente facile all’ascolto (ce ne vogliono almeno tre o quattro per entrarci in confidenza), ma infine godereccio.

 

Crystal Fairy – Crystal Fairy (Ipecac): potevano fare un capolavoro e invece hanno fatto un discone, questa la grande colpa del supergruppo composto da Dale Crover, Buzz Osbourne (Melvins), Teri Gender Bender (Le Butcherettes) e Omar Rodriguez Lopez (At the Drive-In, Mars Volta). E il grande merito? L’aver fatto un album di alternative rock deviante di tutto rispetto, pesante e schizzato come pochi, tetro e decisamente poco ruffiano.

 

Feral Ohms – Feral Ohms (Silver Current): noise rock acido e tonante, suonato con piglio battagliero à-la MC5 e condito con epica hard rock anni Settanta. L’esordio dei Feral Ohms trasuda energia, furore e una ruvida semplicità stradaiola fatta di riff aggressivi, assolo taglienti e (grezzi) acuti vocali d’altri tempi. Una roba che può rappacificare all’istante col rock’n’roll.

 

Idles – Brutalism (Balley): con tutta probabilità il disco noise rock dell’anno in corso. Un album che riesce a coniugare e far fruttare, a beneficio di un pubblico ansioso in cerca di catarsi, la decadenza post-punk dei Protomartyr, la scimmia dei Jesus Lizard, il sarcasmo tagliente dei Mclusky e la sensibilità pop dei Blur. Brutale e decisamente poco gentile, ma potenzialmente radiofonico (ehm), Brutalism riesce a ritagliarsi un posto d’onore nel pantheon del noise-punk di tutti i tempi e a scavare un solco profondo e fecondo nell’Inghilterra post-Brexit.

 

Pontiak – Dialectic of Ignorance (Thrill Jockey): i fratelli Carney sono diventati produttori di birra dal 2015 con il marchio Pen Druid. Luppolo e malto d’orzo, niente di che, ma qui sembra abbiano esagerato coi funghetti. Limate le asperità heavy, quel che resta è psichedelia da jam session un po’ noiosa e citazionista, nella quale tutto è un po’ sfumato e fluttuante e della quale poco resta, arrivati alla meta.

Meat Wave – The Incessant (Big Scary Monsters/Side One Dummy, 2017)

Cotto e mangiato in poco più di mezz’ora, registrato come Steve (Albini) comanda, suonato come se fosse l’ultima cosa rimasta da fare prima che l’apocalisse intervenga a spazzar via quel che rimane, grigio come questa infame decade perdida e rosso di rabbia come l’orizzonte. Questa la breve sinossi del terzo album dei Meat Wave, trio di Chicago che corre a perdifiato sulla strada già spianata da numerose e celebrate band post-hardcore, noise rock e affini.

Se ascoltate con attenzione e un pizzico di pedanteria, scorgerete suoni e colori che rimandano a Wipers (vi consiglio di recuperare la loro cover di Mystery, sull’EP Brother), Nirvana, Mission of Burma e, soprattutto, Hot Snakes. Il consiglio, però, è quello di tenere a freno la fredda volontà classificatrice e lasciarvi trascinare da questi dodici pezzi di post-punk furioso e catartico.

Dentro The Incessant c’è tutto quello che si può desiderare, oggi 2017, da un buon disco punk. C’è una traccia d’apertura da annali del post-hardcore (To Be Swayed), un pizzico di pura rabbia hardcore rumorista (Mask) che morde e fugge in cinquanta secondi, schizzi di indie rock chitarristico grigio, emozionale e travolgente (Run You Out, No Light), riff motorik che costruiscono edifici al limite tra noise e post-hardcore (Leopard Print Jet Sky), sfuriate noise-art-punk (Bad Man) e, come se non bastasse, c’è The Incessant, title-track, singolino e grandissimo pezzo da fazzoletto rosso al collo e pugni al cielo, che cattura tempozero con quel suo incessante (ahem…) incedere e la sua rabbia magnetica e liberatoria.

Il terzo album, dice l’adagio, dovrebbe essere quello difficile, ma i Meat Wave se ne fottono e se ne escono piuttosto facilmente con un disco quadrato e a fuoco, teso come una corda di violino e in equilibrio sempre un po’ precario tra introversione e barricate. Direi (8).

Rasoio EP, la (mini)cassettina | #cassettine #loudnotes

Rasoio EP è un po’ quello che ti aspetteresti, con quel titolo: una rasoiata in faccia. Una cosa senza mezze misure, sboccata e urticante, che ha il sapore un po’ perverso e ansiogeno del buon rock’n’roll.

Dentro, cinque pezzacci freschi freschi appena usciti. Ve li presenterei, ma prima viene Lei, la (mini)cassettina. Play it loud!

Necessary Call è un estratto dal nuovo fiammante album dei POW!, Crack an Egg, terza uscita consecutiva per i tipi di Castle Face. C’è dentro il tipico suono dei Nostri, il solido e contagioso synth-punk che ce li ha fatti amare e ballare e cantare mentre ascoltavamo quel mezzo capolavoro che era Fight Fire. Provateci voi a liberarvi di questi pezzi appiccicosissimi.

God of Nicaragua segna il rapido ritorno dei Feral Ohms, che giusto qualche mese fa avevano esordito con un live spaccaossa (Live in San Francisco, finito nella classifica dei migliori live album del 2016 di questo blog). È il primo singolo estratto dal loro primo omonimo album in studio, in uscita il 24 marzo per Silver Current, ed è una fiammata di hi-energy rock’n’roll sparata in faccia con furia e precisione.

Gli Uniform sono la band di Ben Greenberg (ex The Men) e Michael Berdan (Drunkdriver), e fanno un industrial metal trapuntato di hardcore e noise che mette i brividi. Un po’ sulla scia dei compagni d’etichetta (Sacred Bones) Pop. 1280, ma più rumorosi e cattivi, meno synth e più riff trash-noise, meno esperimenti e più attacchi frontali. Killing of America (tratta dal disco d’esordio: Wake in Fright) è brutale e fa indietreggiare di qualche passo.

Riddle of Steel è il lato B del singolo Ripping Death b/w Riddle Of Steel e contiene i ZIg Zags che più ci piacciono, la loro miscela sempre esplosiva e ora anche un pelino evocativa di punk e metal. È musica da battaglia, da pogo folle e disperato, da pugni al cielo. Il singolino esce il 24 febbraio per Famous Class.

Andy Human è vecchia conoscenza dell’ambiente garage punk (io lo ricordo volentieri nei Time Flys) e i Reptoids sono solo l’ultima delle sue creature mordi e fuggi. In questo fantastico sette pollici (Pee-Pee EP), il secondo se non erro per Goodbye Boozy, i Nostri fanno sfoggio del miglior garage punk sulla piazza: un punk un po’ sguaiato e sbrindellato, ma ballabile, con una lercia e immarcescibile anima rock’n’roll (ramonesiana).

La gelida cassettina della domenica pomeriggio | #cassettine #loudnotes

È bastata qualche domenica pomeriggio di gennaio di quelle gelide e grigie, tutta divano, decompressione e rock’n’roll, per tornare a compilare le fantastiche cassettine da mettere sul blog. La cassettina in questione, che poi cassettina non è più essendo stata degradata al rango di misera playlist iutubica (Everyone’s Myxtape è ancora online ma tace), contiene i pezzi che più mi hanno scaldato, emozionato e divertito tra quelli usciti in questi primi scampoli di 2017.

C’è un po di punk (una spruzzatina di settantasette e due pizzichi di post), un po’ di psichedelia in diverse salse, noise rock, garare rock e persino un po’ di folk. E qualche scintilla di fiera attitudine “combat” (che nel caso degli Gnod è quasi incendio).

Una bella colonna sonora per questo presente infame bastardo.

Buon ascolto e buona domenica pomeriggio.

Tracklist:

  1. Cyanide Pills – Stop and Search
  2. Ty Segall – Break a Guitar
  3. Gnod – Bodies for Money
  4. Cristal Fairy – Cristal Fairy
  5. The Underground Youth – Amerika
  6. Moon Duo – Cold Fear
  7. Angel Olsen – Fly on Your Wall
  8. Wire – Short Elevated Period
  9. Chavez – The Bully Boys
  10. Meat Wave – The Incessant
  11. The Black Angels – Currency
  12. All Them Witches – Alabaster
  13. Mark Lanegand Band – Nocturne
  14. Julie’s Haircut – Salting Traces
  15. Bill Fay – Shame

Sonic Youth – Smart Bar, Chicago 1985 (Goofin’, 2012)

1000x1000Le versioni di Brave Men Run (In My Family), Death Valley ’69, Brother James, Kill Yr Idols, Flower, Burning Spear e Expressway To Yr Skull contenute qua dentro sono tra le più ispirate e infuocate che vi capiterà di ascoltare.

Smart Bar, Chicago 1985 – registrato l’11 agosto di quell’anno, finito sei anni più tardi sul bootleg non ufficiale Anarchy On St. Mary’s Place e finalmente “ufficializzato” nel 2012 con questa uscita – è un grande album live, senza dubbio il migliore tra quelli pubblicati dalla Gioventù Sonica (tutti di qualità piuttosto bassa, a onor del vero). La performance del quartetto è estatica, rumorosa, rabbiosa, trascinante. Sono i Sonic Youth a pochi passi dal loro massimo splendore, colti nel periodo in cui stavano passando dall’estremismo no-wave, sperimentale e noise dei primi dischi al noise/indie rock più compiuto degli album della seconda metà del decennio: Evol (SST/Blast First, 1986), Sister (SST/Blast First, 1987) e Daydream Nation (Enigma/Blast First, 1988). Dietro alle pelli, entrato in organico da pochi mesi e appena dieci concerti, c’è Steve Shelley, batterista formidabile che contribuirà non poco (e che qui si fa ben sentire) negli anni a venire a dare fuoco e sostanza alle scorribande sonore di Lee, Thurston e Kim.

La setlist è costruita in gran parte sui pezzi di Bad Moon Rising (Homestead/Blast First, 1985) e su quelli dei predecessori Confusion Is Sex (Neutral, 1983), Kill Yr Idols EP (Zensor, 1983) e Sonic Youth (Neutral, 1982), gli album più sperimentali ed estremi della discografia della band (e, insieme a quelli dei compagni di viaggio Big Black, Butthole Surfers e Swans, di tutti gli anni ’80). Fanno poi la loro apparizione tre pezzi allora inediti: Expressway To Yr Skull e Secret Girls, che finiranno su Evol, e lo strumentale Kat ‘n’ Hat, mai inciso in studio.

sonic_youth_04_1362401222_crop_550x369Tutto, quasi tutto, è estremamente oscuro e minaccioso, davvero poco amichevole. Clangori industriali e rumorismi fanno da cornice e pista di decollo per un violento espressionismo noise: le chitarre dialogano e si scontrano facendo presagire il collasso, Kim e Thurston sputano fuori rabbia, frustrazione e corde vocali (se volete capire cosa intendo ascoltatevi la doppietta Brother James e Kill Yr Idols) e Steve si avventa sulla batteria tentando di mantenere tutto in piedi. Si intrasentono però i segni di uno sviluppo in senso più “rock”, non solo nelle due tracce inedite, ma anche, per esempio, nel modo in cui viene riproposto un classico come Death Valley ’69.

Le registrazioni del concerto provengono da due diverse fonti: una cassetta registrata da qualcuno nel pubblico (i primi due minuti) e un nastro inciso su un registratore a quattro tracce (tutto il resto). Se è l’alta fedeltà che andate cercando, quindi, non è certo questo il disco che fa per voi (e forse – dico forse – avete anche sbagliato blog). In caso contrario fareste bene a procurarvelo, perché è di doppio valore: come documento storico e in quanto disco della madonna.

PS: Smart Bar, Chicago 1985 è uscito il 13 novembre del 2012. Non è stato ristampato quest’anno – è inutile che cercate – e non c’è nessun altro motivo contingente che giustifichi la pubblicazione di questa recensione ora. Però si tratta di un gran disco, e quindi valeva la pena spenderci qualche riga.

PS2: per chi volesse approfondire concerto e contesto consiglio vivamente Redefining Dissonance: Sonic Youth Live At The Smart Bar Chicago 1985 di Daniel Dylan Wray, apparso su The Quietus a commento dell’uscita dell’album.

Tracklist:
1. Hallowe’en
2. Death Valley ’69
3. Intro/Brave Men Run (In My Family)
4. I Love Her All The Time
5. Ghost Bitch
6. I’m Insane
7. Kat ‘n’ Hat
8. Brother James
9. Kill Yr Idols
10. Secret Girl
11. Flower
12. The Burning Spear
13. Expressway To Yr Skull
14. Making The Nature Scene